Quello che sappiamo sull'incendio dell'Eco X di Pomezia e la produzione locale

La mattina del 5 Maggio 2017 divampa un incendio all'interno di un deposito di materie plastiche lungo la via pontina: in fiamme il materiale stoccato nel complesso. L'incendio verrà completamente spento la mattina del 9 Maggio.

l'impianto della Eco X srl

Quello che nelle prime notizie era definito "deposito di materie plastiche", è diventato presto un "sito di stoccaggio di rifiuti plastici" e alla fine, come lo definisce l'ARPA in un documento dell'8 maggio, è un "impianto di smaltimento dei rifiuti".

Con pochi colpi di google scopriamo che il sito è autorizzato per "l'esercizio di un impianto di gestione di rifiuti speciali pericolosi" dalla "determinazione del 21.04.2010, B2232"
Download.

Spoiler: alla luce dei fatti, questa lettura è abbastanza disturbante.

la nube tossica

Dall'impianto si alza una colonna di fumo molto brutta e molto nera:

L'8 Maggio l'arpa diffonde questa nota, in cui si evidenzia che
"i livelli di polveri sottili sono analoghi a quelli registrati nel centro urbano di roma nei periodi invernali più critici".

Difficile però capire cosa c'è nella nuvola. Sappiamo che ci sono polveri sottili, ma riguardo alle sostanze? Cosa è stato disperso Diossina? Amianto? Altro? Non lo sappiamo.

Dove è andata la nuvola? Non lo sappiamo. Alcune fonti dicono verso sud; i dati del vento registrati a Pratica di Mare mostrano diversi giri di vento durante l'incendio (che in tutto è durato per giorni).

Abbiamo fatto una ricerca e abbiamo scoperto che in queste situazioni vengono eseguite delle simulazioni che tengono conto delle condizioni dell'atmosfera, del tipo di dispersione avvenuta e della conformazione del terreno per arrivare ad una mappatura delle zone più a rischio e allertare la popolazione di conseguenza. Purtroppo non ci risulta qualcuno lo abbia fatto per questo incidente.

cosa ci hanno detto di fare

Il 5 maggio la asl roma 6 (allegato 1) dice di "lavare accuratamente frutta e verdura", rivolgendosi ai sindaci della zona di competenza (più o meno lungo la pontina fino ad anzio).
Il 7 Maggio il Comune di Ardea emette un'ordinanza di "divieto di raccolta degli ortaggi e di pascolo degli animali nel territorio comunale distinto in un raggio di 5 chilometri dal luogo dell'incendio dell'impianto di stoccaggio Eco X di via Pontina Vecchia.".
L'8 Maggio il dipartimento servizi educativi e scolastici di Roma Capitale, comunica urgentemente il "divieto immediato di approviggionamento (sic) [..] da una (sic) raggio di 50 km dal luogo dell'evento", per le mense scolastiche, fino a nuova disposizione. (allegato 2)

Il 9 Maggio arrivano dei dati dell'arpa lazio, ma ancora si parla solo di polveri sottili:

Nel momento in cui scriviamo, è vietata la raccolta e la vendita dei prodotti ortofrutticoli coltivati nel raggio di 5km dal luogo dell'evento

E la produzione locale?

È difficile credere che nel 2017 non ci siano i mezzi per capire subito cosa viene emesso nell'ambiente quando succede un fatto del genere. Non riusciamo neanche a credere si tratti di un evento così eccezionale da cogliere tutti impreparati: non ci sembra l'unico capannone della pianura pontina e sappiamo che tutte le autorità sapevano benissimo cosa c'era dentro. E' soprattutto difficile immaginare come possano essere presi provvedimenti che devono per forza essere tempestivi quando ci vogliono giorni interi solo per capire di cosa si sta parlando.

In casi come questo, suona ancora rassicurante sapere che è prodotto in italia, senza sapere dove?

Crediamo sia anche chiaro a tutti che un raggio di 50 Km è qualcosa di esagerato (per capirci, la zona interdetta intorno alla centrale atomica di fukushima è di 20 Km), e di certo non si può mettere in ginocchio un intero comparto agricolo per una paranoia - lasciamo stare la quantità immorale di cibo che andrebbe buttato.
Ma non per questo deve essere permessa per giorni la raccolta e la vendita di prodotti coltivati in condizioni quantomeno pericolose, prodotti che probabilmente bene non fanno - e non ci vogliono certo gli scienziati per capirlo. Nè la cosa può risolversi in un'analogia tipo "è come l'aria a Roma sotto le feste, niente di più". Lo shopping natalizio è sgradevole all'olfatto ma finisce il 25; la diossina e l'amianto restano per un pezzo e se ci sono vorremmo sapere dove sono. Giusto per non trovarceli nel piatto durante il cenone.


Quando compri al banco della verdura, il top a cui puoi aspirare sono i prodotti con la dicitura "provenienza: italia". In casi come questo, suona ancora rassicurante sapere che è prodotto in italia senza sapere dove?

Secondo noi, comprare dal produttore rimane il modo migliore per essere sicuri della provenienza di un dato prodotto.

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Cosa c'è su kalulu


Allegato 1.

Documento del "Dipartimento servizi educativi e scolastici" del comune di Roma

Allegato 2.

Documento ASL Roma 6